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GINO e il dramma allegro di un vecchio figo
Di vespa (del 02/12/2008 @ 02:15:38, in Il blog, visitato 515 volte)

Ieri sera sono andato vedere il concerto di Gino Paoli al Teatro Regio.
Lui è arrivato sul palco alle 23.
Prima di lui c'è stato Niccolò Fabi e gli Gnù Quartet che sono andati avanti fino alla fine della serata, organizzata per l'anno internazionale delle Persone Disabili.
Quando è entrato Gino è sembrato quasi di assistere all'ingresso di un effetto speciale, un po' perchè sofferente di sciatalgia che lo faceva muovere a scatti come un robot un po' per l'aspetto da vecchio cowboy genovese che sembrava realizzato da una produzione di truccatori di Sergio Leone e che incede con spavalderia consumata all'interno di un saloon decrepito e polveroso.
Dicevo, Gino è entrato da sinistra, sbucando da una fessura tra le quinte.
Ha attraversato lentamente tutto il perimetro del palco, superando a passo di lumaca, il quartetto, tutta la fila della sua band, fino a raggiungere il pianoforte dietro cui si è seduto, orgoglioso e silente come un grande capo indiano. Anzi no, direi come il generale Custer, prima della battaglia.
Tutto ciò senza guardare il pubblico plaudente.
Appena si siede, il silenzio scende sul teatro.
Si aggiusta il microfono, si guarda indietro, dice qualcosa al fonico...ancora silenzio.
Poi accarezza il piano ed emette le prime parole: "STEINWAY...& SON...che bel pianoforte...se Steinway sapesse che lo sto suonando...si rivolterebbe nella tomba...vabbeh.."
E attacca: "L'ispirazione...l'ispirazione è una cosa con cui mi hanno sempre rotto le scatole...chi vi parla di ispirazione vi racconta un sacco di palle...l'ispirazione non esiste, esistono solo delle situazioni e delle emozioni da raccontare...anche se, dovendo dirla tutta io ho uno spirito. Uno spirito dolce e simpatico, con il quale parlo a casa mia. Ho anche un fantasma in Toscana, un fantasma blu":
Inizia con "Fantasma Blu" a cui segue "C'era una volta una gatta" con il pubblico che batte immediatamente le mani...fuori tempo.
Dopodichè, preso bene dall'avere uno Stainway a coda sotto le mani si lancia: "Cosa ne direste se facessi un excursus nelle canzoni francesi degli annii '50, o negli argentini, i messicani...."
Tutti: nooooooooooooooooooooo!!!!
Premessa: Gino è quasi in trip perchè a causa della sciatalgia - che stava mettendo in forse la data - ha preso un cocktail di analgesici e antidolorifici a cui va aggiunta una bottiglia di Jack presente sul palco (grande!).
Inciso: a parte la sopresa iniziale a proposito della risposta del pubblico - io stavo per esplodere in un fragoroso sì a quella proposta di un 'excursus nella canzone francese - ho pensato alla triste solita storia per cui soprattutto i grandi artisti vengono imprigionati a vita dal pubblico in un unico genere.
Insomma, il pubblico costringe Gino Paoli a fare Gino Paoli.
Alla fine penso che questo atteggiamento sia una sorta di dramma - non potere fuggire al proprio canone -  forse allegro, perchè un  vero artista ci metterà in mezzo ironia e algida superiorità.
Quindi lascia cadere il discorso, senza fare una piega, merito degli analgesici probabilmente.
Tuttavia, non pago, si gira verso la sua band e dice, non microfonato : "Adesso vi frego..."
Ma anche la band lo stoppa, nessuna improvvisazione, nessun fuori programma per stasera.
Continua a cantare, partendo da alcuni temi a lui cari: il mare, la vita, la poesia.
"La poesia - racconta - non è una pagina scritta con un titolo sopra. Non la fanno quegli uomini con la barba...che anzi la barba adesso non ce l'hanno più, ma sono stupidi uguali...la poesia è nella strada, quel tipo di strada che sembra bagnata anche quando è asciutta...in quella strada al fondo della quale c'è un albergo..una albergo ad ore dove c'è un omino con gli occhiali spessi con i quali non vede più niente, frequentato da donne che fanno il mestiere più antico del mondo..."
Parte "Albergo a ore", una canzone che non avevo mai sentito e che ho trovato la più emozionante in assoluto.
Qui Gino Paoli è Nick Cave:

lo lavoro al bar
d'un albergo a ore
porto su il caffè
a chi fa l'amore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali,
non le vedo più
manco con gli occhiali...
Ma sono rimasto là come un cretino
vedendo quei due arrivare un mattino:
puliti, educati, sembravano finti
sembravano proprio due santi dipinti !
M' han chiesto una stanza
gli ho fatto vedere
la meno schifosa,
la numero tre !
E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi
poi, come San Pietro,
gli ho dato le chiavi
gli ho dato le chiavi di quel paradiso
e ho chiuso la stanza, sul loro sorriso !
lo lavoro al bar
di un albergo a ore
porto su il caffè a chi fa l'amore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali
non le vedo più
manco con gli occhiali !
Ma sono rimasto là come un cretino
aprendo la porta
in quel grigio mattino,
se n'erano andati,
in silenzio perfetto,
lasciando soltanto i due corpi nel letto .
Lo so, che non c'entro, però non è giusto,
morire a vent'anni e poi, proprio qui !
Me Ii hanno incartati nei bianchi lenzuoli
e l'ultimo viaggio l' han fatto da soli:
né fiori né gente, soltanto un furgone,
ma là dove stanno, staranno benone !
lo lavoro al bar
d'un albergo ad ore
portò su il caffè
a chi fa l'amore...
lo sarò un cretino
ma chissà perché
non mi va di dare a nessuno
la chiave del tre !

Finito il pezzo, riagguanta il microfono e ci riprova: "Ma che ne direste se facessi un pezzo messicano..."
Non aspetta neanche la risposta del pubblico e prosegue: "Vi ricordate quel film, dove Troisi canta a mia figlia "Yesterday" dei Beatles? Quel passo lì è geniale, perchè fa capire che certe canzoni non sono più tue, ma sono di tutti. Ecco...adesso ci sarebbe "Sapore di Sale", ma mi vien da ridere al pensiero che debba farla io, dovete farla voi! Anche se lo so che voi torinesi siete come gli amici dei genovesi seri...sù, tirate fuori la voce, liberatevi...."
La band suona le note del celebre brano, il pubblico inizia a cantare, dopo 10 secondi Gino blocca tutto e precisa: " Il coro si chiama coro proprio perchè tutti cantano insieme, giusto?"
Fa la canzone come andava fatta.
Il concerto fila fino alla mezzanotte.
Nel finale presenta tutti i musicisti e se ne esce verso un altro buchetto sul lato destro del palco.
Il presentatore lo richiama a gran voce, ma lui niente, cerca di guadagnare imperterrito l'uscita.
Lo blocca un tecnico, ritorna indietro, fa vedere il muso per un ultima volta e scompare.
Un mito... Gino è l'ultimo vecchio figo.

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