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Benvenuto nel blog di Fabrizio Vespa: Playlist
Di vespa (del 30/12/2007 @ 23:56:23, in News , visitato 506 volte)

Ieri sera sono passato in piazza Castello, transennata e pronta per i festeggiamenti per il Capodanno del Design.
Sul palco c'era la macchina del fumo in azione: tutta la zona era avvolta in unica nube di fumo che si univa alla cortina alzata dalle fontane luminose nella piazzetta di Palazzo Reale.
Più tardi sono tornato a casa e dal sito di Repubblica ho appreso la morte dell'ultimo operaio della ThyssenKrupp ancora ricoverato in ospedale.
In segno di lutto il Sindaco ha annullato tutte le manifestazioni pubbliche per la notte di San Silvestro.
Di vespa (del 26/12/2007 @ 02:25:16, in News , visitato 477 volte)
Charlie Chaplin.
Incredibile a dirsi, odiava il Natale.
Perchè gli ricordava la povertà dell'infanzia.
Il destino ha voluto che sia morto nel sonno proprio la mattina di Natale.
Ieri sono passati trent'anni esatti dalla scomparsa e la 7 in particolare gli ha dedicato una maratona televisiva.
A sera ho rivisto "Luci della Ribalta" che non vedevo da tempo.
Mi hanno colpito una serie di dialoghi da cui saltano fuori alcuni punti insospettabili della concezione esistenziale del grande attore.
Me ne sono appuntati due:
"Perchè dare un senso alla vita? La vita non ha senso : è desiderio. E' il desiderio il tema della vita."
"Siamo tutti dilettanti. Non abbiamo abbastanza tempo per diventare di più."
Era molto avanti...
Di vespa (del 22/12/2007 @ 02:38:08, in News , visitato 1309 volte)

Ribadisco la mia posizione: non sopporto il Natale (e tutte le feste).
Non è una notizia.
L'ho scritto spesso.
In più sono un uomo "copernicano" e ho una concezione assolutamente lineare del tempo.
Giro anch'io intorno a qualcosa.
E mi lascio influenzare dai traguardi collettivi, dai riti, dai segni delle scadenze.
Il comando è automatico e ad ogni giro di boa penso - copernicanamente - che tutti i nodi vengono al pettine.
Me la sogno di notte questa frase.
Tutti quei nodi e tutto quel pettine.
Sogno anche di tirare fino a strapparli questi nodi e questi capelli.
Forte, fortissimo.
Nel mio sogno i nodi sono loro.
C'è una che è un gigantesco monumento vivente.
Un monumento alla gatta morta.
Così morta che sono stato costretto a dirle: "Non c'è slancio nè passione da parte tua. Ritorno sui miei passi...sei tempo sprecato."
Quanto ne ho sprecato con lei...non posso pensarci.
Un'altra è presente, ma a parte la carne non entra nel sangue.
Nonostante regali sorrisi e molto altro di sè.
L'antica passione invece è lì,
rintanata nel suo mondo a cercare antidoti (utopistici) contro la cattiveria e la tristezza.
Sempre a rappresentare nostalgia, pentimento e rimpianto infinito.
Quella che mi piace più di tutte,
che butta benzina sul mio cuore e gli dà fuoco, è stata risucchiata dall'abisso,
dove - è risaputo - non c'è campo.
Perchè anche per le persone più stilose può arrivare un momento in cui la cosa più importante diventa portare la pelle a casa.
Indubbiamente però,
rimane la numero uno.
Un'altra ancora è troppo giovane...
Ce ne sono alcune che mancano all'appello , ma sono così sfocate.
Cos'altro tirare su con questo pettine onirico?
Meglio non chiederselo.
Nel sogno alla fine ho preso tutti questi nodi, uno per uno, e li ho appesi a mo' di festoni che corrono in circolo fin sopra la punta dell'alberello.
Appesi stanno molto meglio.
Mi danno una sensazione diversa.
Ho capito che bisogna mettersi l'animo in pace.
Lo dice Seneca.
"Mutano i cieli sotto i quali ti trovi,
ma non la tua situazione interiore,
poichè sono con te le cose
da cui cerchi di fuggire."
Buon Natale (?)

Di vespa (del 21/12/2007 @ 01:30:12, in News , visitato 520 volte)

Cocis alias Sergio, il custode senza tetto della Gran Madre, smezza il Tavernello con due soci sulle panchine davanti all'edicola.
Di vespa (del 19/12/2007 @ 01:59:32, in News , visitato 491 volte)
PRIMA

Fiori, lavanda, ciclamini, begonie, perfino due palme, un cedro e un pino marittimo. E’ il piccolo orto botanico comparso ieri mattina all’alba, come per magia, in una vecchia aiuola da anni abbandonata dinanzi alla Stazione Dora, nel punto più trafficato di via Strabella sotto il cavalcavia, oggi chiuso per lavori, che collega corso Vigevano a corso Mortara. Lì sono visibili i segni del primo attacco in città di «Guerrilla Gardening», gruppo assortito di persone accomunate dall’amore per l’ambiente e da una spiccata, naturale sensibilità per il verde pubblico, nei confronti del quale si pongono come moderni paladini per difenderlo e diffonderlo nelle aree più degradate e periferiche della città.
In che modo? «Attraverso azioni dirette, iniziative lampo nel cuore della notte – spiegano quelli di “Badili Badala”, versione piemontese del movimento urbano nato diversi anni fa in Inghilterra e in Olanda – le pianifichiamo su internet e sui nostri blog, lì concordiamo l’appuntamento e poi ci troviamo con pale, zappe e guanti da giardiniere per realizzare delle oasi verdi nei luoghi dove se ne avverte maggiormente il bisogno, dove manca l’aria». Il primo blitz ha subito colpito nel segno: «Gli automobilisti in coda ai semafori osservano increduli il giardino zen in mezzo al traffico – dice Isa, giovane attivista e “guerrigliera verde” torinese – la gente dai pullman fa la stessa cosa. Voglio dire che la reazione è ovviamente di meraviglia. Non poteva essere altrimenti di fronte a questa strana esplosione di fiori e piante impensabile in un posto così degradato dallo smog». Invece nulla è impossibile come ci insegnano quelli di «Guerrilla Gardening», «basta crederci e agire».
Nel caso di questi agit-prop ambientalisti la forza risiede nell’autofinanziamento, per esempio il terriccio fertile usato per il giardinetto abusivo di via Stradella, o ancora i semi e le piante, sono stati acquistati grazie ai proventi di una piccola e faticosa colletta fra gli amici e i militanti. «Siamo un’organizzazione assolutamente non profit – precisano i giardinieri urbani – il nostro obiettivo è solo quello di risvegliare nei torinesi il gusto per la poesia, per la natura. Siamo persone normalissime, facciamo lavori diversi (anche se tra noi ci sono due agronomi e un giardiniere di professione) e nel tempo libero, perlopiù di notte, ci trasformiamo in guerriglieri per il verde pubblico».
(Pubblico l'articolo integrale di Guido Andruetto apparso su Repubblica)
DOPO

Di vespa (del 17/12/2007 @ 01:20:47, in News , visitato 512 volte)

Da Giancarlo 2 ai Murazzi, il buono consumazione si chiama nel modo più gergale possibile: CONSUMELLA...
Di vespa (del 14/12/2007 @ 02:40:28, in News , visitato 5172 volte)
Non ci credo agli oroscopi. Ma ho scoperto quello dell'Internazionale online. Semplicemente geniale!

PESCI
Pesci (19 febbraio - 20 marzo)
"Aprite le vostre menti". Così comincia la declamazione della maestra di illuminazione Dvorah Adler. "Inspirate profondamente ed espirate profondamente. È arrivato il momento di scoprire il grande segreto di tutti i tempi, la verità delle verità che solo i guru, gli avatar e le nonne più sagge hanno il coraggio di rivelare. Siete pronti? Eccolo qui: 'Chiudete il becco e siate felici!'". Sono molto contento di riferirti questa antica verità, Pesci, perché è proprio quello che hai bisogno di sentire in questo momento. Quindi, per favore, urla, bisbiglia o canta "chiudi il becco!" a tutte le vocine nella tua testa che dicono: "Che sto facendo?", "Quando sarò finalmente felice?" e "Perché non può essere tutto perfetto per sempre?". In realtà sei esattamente dove dovresti essere, e tutto procede con misteriosa grazia.
Di vespa (del 13/12/2007 @ 02:58:02, in News , visitato 487 volte)
"Il Cielo su Torino" è stata dedicata agli operai della ThyssenKrupp e a tutti i morti sul lavoro.
Di vespa (del 12/12/2007 @ 02:06:11, in News , visitato 646 volte)
Volevo fare una riflessione a proposito del post sula ThyssenKrupp.
Sono colpito dal fatto che su un evento così drammatico abbia lasciato un commento solo una ristrettissima cerchia di lettori affezionati che tra l'altro ringrazio.
Ora, so bene che questo è un piccolo blog con mille difetti e che di certo dalla gran parte dei suoi utenti è seguito di rado, una volta ogni tanto.
Però, davvero, non so come leggere questo dato.
I fatti della Thyssen dovrebbero muovere a indignazione persino le pietre.
E' pur vero che ciascuno di noi elabora in maniera diversa le proprie opinioni rispetto ad una notizia del genere e anzi potrebbe essere per un verso più che lecito tenere per sè alcune considerazioni.
Tuttavia, spero che anche chi finora non si è espresso abbia maturato qualche pensiero in proposito.
Io, rivedendo le immagini del corteo, un pensiero l'ho maturato.
La parte principale di questo pensiero riguarda tutti i discorsi con cui spesso ci riempiamo la bocca - e forse io più di altri - della Torino che cambia, della Torino post-Olimpica, della Torino sempre in movimento, della Torino che sta cambiando identità, della Torino creativa, etc. etc.
Insomma, riguarda questo fiume di autoreferenzialità e di retorica che si accompagna alle reali trasformazioni della città.
Ora, quelle persone scese in piazza per il corteo di lunedì, chi erano?
Creativi? Designers? Impiegati? Dj's? Sciatori?
No.
Quelle persone erano in larga parte...operai.
Operai che ricordavano altri operai morti o vittime dell'esplosione alla Thyssen.
Questa fiumana di gente è una faccia della nostra città, una faccia vera, che non si nasconde.
Questa fiumana sembrava fuoriuscire da una distorsione spazio-temporale della Storia.
Sembrava la rappresentazione del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo, capovolta di segno e rovesciata su un palcoscenico reale, ai giorni nostri.
Questo sembrava.
Torino non ha più una vocazione industriale?
La fabbrica è un retaggio del passato?
E allora questi personaggi ( del quadro), chi sono?
Fantasmi?
Alla testa del corteo, dietro lo stricione rosso, al centro, tutti hanno visto la figura straziata del padre dell'operaio più giovane deceduto nell'acciaieria.
Un ragazzo di soli 26 anni.
Uno che probabilmente abbiamo incrociato con la sua fidanzata la domenica pomeriggio in via Roma, che come noi si sarà preso un gelato nella nostra gelateria preferita o ancora avrà fatto prima un salto nell'edicola dove anche qualcun'altro di noi ha comprato la Gazzetta dello Sport.
Quel padre, reggeva davanti a sè la pagina della Stampa con la foto delle vittime.
E la stringeva come un sudario.
La sua voce, unica, si è levata sopra le teste di tutti per gridare "Assassini!".
"Bastardi!"
"La pagherete!"
"I nostri figli ve la faranno pagare!"
Vedere quest'uomo, completamente distrutto dal dolore e dalla rabbia, mi ha fatto pensare a cose che non avrei mai pensato di vivere, seppur in modo indiretto.
Mi ha fatto pensare a cose di cui ho letto solo nei libri.
Il primo che mi è venuto in mente è "Germinale" di Zola.
Mi ha fatto pensare alla rivolta dei minatori, alla loro rabbia cieca scatenata dalle condizioni di lavoro disumane e dalle inesistenti misure di sicurezza sul posto di lavoro.
Migliaia di persone che chiedono semplicemente giustizia sociale e un trattamento più umano.
Mi ha fatto pensare anche che appunto queste faccende succedevano nel passato, prima e durante la rivoluzione industriale cioè secoli fa...
E invece questo incendio in acciaieria sembra aver bruciato secoli di conquiste sul lavoro e di progressi della nostra civiltà.
Perchè la realtà è questa.
La realtà è che non solo esistono ancora gli operai - in questa città che forse vorrebbe far vedere tutto il contrario - ma che tutta la teoria delle morti bianche in Italia sta mettendo in luce che esistono centinaia di migliaia di lavoratori completamente a rischio e con pochissimi diritti.
Esattamente come descriveva Zola nel suo romanzo.
Possibile che siamo tornati così indietro?
Il Manifesto ha usato un titolo drammatico, forse eccessivo : Torino è sola.
Io credo che bisognerebbe aggiungere: L'Italia dei lavoratori è sola.

Di vespa (del 11/12/2007 @ 02:36:45, in News , visitato 434 volte)
Ho visto Paranoid Park di Gus Van Sant.
Premetto: sono andato al cinema con un forte pregiudizio legato ad Elephant che, a differenza degli altri film di questo autore, non ho amato per niente.
Troppo indulgente, troppo assolutorio.
Lo dico anche se non è con questa ottica che andrebbe giudicato il film e forse il cinema in generale.
Parliamo pur sempre d'arte anche se riferita ad alcuni spunti di cruda realtà.

Paranoid Park è una storia ambientata nel mondo degli skaters di Portland - città per altro nota sullo schermo televisivo per quella schifezza immonda della serie The O.C. - in cui accade un omicidio.
Non si sposta di molto il campo d'interesse di Gus. Anche in questo caso racconta gli adolescenti americani, attraverso il college e la passione per la tavola a rotelle.
Ne esce fuori un film intenso, vivido, con una grande ricerca estetica e poetica.
Ti rimane in testa questo continuo girare dei ragazzi sullo skate.
E' un elogio della leggerezza e dell'assenza di gravità.
Una bolla d'aria in cui i ragazzi si staccano dal mondo reale dove non a caso gli adulti sono persone sfocate, riprese di spalle o cmq quasi mai in faccia e quando appunto irrompono sullo schermo pesano come il piombo.
Lo skate è la metafora del loro spirito, della lateralità acrobatica e dell'equilibrio fortunoso con cui si approcciano alle cose e alle persone. E anzi, anche all'omicidio.
Il soggetto è surreale e reale al tempo stesso.
Ne è un chiaro sintomo la colonna sonora che - è scritto nelle note del film - è come se autore e compositore avessero messo dischi insieme per tutta la sua durata.
In una scena in cui il protagonista lascia la sua pseudo-fidanzata, i dialoghi non hanno sonoro e si sente solo la musica: il tema di Amarcord di Fellini.
Fuori dal cinema, l'amica che era con me ha detto una piccola verità: questi skaters, con i loro salti e le loro figure, sono in grado di rendere belli anche i posti più orrendi e malfamati di una città.
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I cattivi dj's vanno all'Inferno
Radio Popolare di Milano corrispondente per Zoe
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