Torino, 24 maggio 2010
Caro Direttore,
innanzitutto mi presento. Mi chiamo Stefano e sono un ragazzo nato a Torino nel 1989. Le scrivo riguardo alle voci sulla possibile chiusura di sPAZIO211 in via Cigna 211, come inevitabile conseguenza della Variante 200 per la rivalutazione di Barriera di Milano. Agli occhi di chi non frequenta il luogo in questione, la vicenda potrà apparire come la semplice chiusura di un locale qualsiasi della nostra città. Ma non è così. Se solitamente la musica nella nostra città è intesa come mero business o puro intrattenimento, a sPAZIO211 assume una dimensione culturale e comunitaria di grande importanza.
Nel 1871, l'antropologo Edward Tylor includeva l'arte in quell'insieme complesso fatto di competenze e abitudini acquisite dall'uomo in quanto membro di una società. Questo insieme complesso prende il nome di cultura. Ora, come ci insegna l'etimologia dell'aggettivo greco μουσικός (relativo alle Muse), in origine la musica non era considerata come una particolare arte, ma come contenitore di tutte le arti delle Muse e inteso come qualcosa di perfetto. La regina di tutte le arti, dunque. Nonostante ciò, la musica è spesso inteso come sinonimo di divertimento, svago, se non addirittura trasgressione, droga. Come spesso accade il “contingente” prende il sopravvento sull'essenziale; ovvero, in questo particolare caso, si perde di vista il vero senso della musica, fraintendendolo con le manifestazioni che talvolta la accompagnano. Forse è proprio questo approccio superficiale che provoca una certa leggerezza, come quella dimostrata finora dal Comune di Torino, nella vicenda in questione.
Spazio211, nei suoi quasi 10 anni di attività, non ha fatto altro che portare una cultura musicale in gran parte sconosciuta al pubblico giovane e meno giovane di Torino. E' indubbia l'influenza che questa attività abbia avuto sulle generazioni seguenti, incoraggiando i ragazzi ad esprimersi con la musica e con l'arte in generale, contribuendo così all'arricchimento culturale della città, la quale ne raccoglierà i frutti quando probabilmente il locale di Gianluca Gozzi avrà già chiuso i battenti (al di là di come andrà a finire questa faccenda).
Oltre all'importanza culturale di Spazio211, è necessario ricordare l'aspetto comunitario svolto dal locale di via Cigna. Non considerare l'importanza di un club nelle dinamiche di aggregazione di una città, sarebbe da irresponsabili. Soprattutto quando l'aggregazione, come già fatto notare, è ricca di una componente culturale, unico vero antidoto all'autodistruzione e all'uso diffuso di droghe durante il fine settimana, problema di recente risolto nella stessa zona di Barriera di Milano, grazie al decisivo supporto di Spazio211 alla rivalutazione del “Tossic Park”. Doveroso, infine, ricordare che all'interno della struttura di via Cigna sono operanti sale prova, sale di registrazione e altre attività di grande rilevanza per il quartiere e per la città in generale. Con la chiusura del locale, si troverebbe persa una vera e propria popolazione di lavoratori, studenti, musicisti, i quali condividono tutti una stessa passione per la musica, intesa in un certo modo.
Alla luce di questa riflessione, chiedo a lei, Direttore, di concedere lo spazio che questa vicenda si merita sul suo giornale, nella speranza di poter tornare a sfogliare queste pagine in cerca del prossimo appuntamento musicale in via Cigna 211.
Cordiali Saluti,
Stefano